Eminem: "The death of Slim Shady (Coup De grâce)" - (2024) Recensione


Dopo numerosi ascolti di "The Death of Slim Shady (Coup de grâce)", rimane il dubbio: Marshall Mathers è davvero riuscito a seppellire per sempre il suo alter-ego Slim Shady? Questo album prometteva di essere il definitivo “colpo di grazia”, l’epilogo del dualismo che ha definito la carriera di Eminem, anche ora che ha superato i cinquant’anni e si appresta a diventare nonno. Tuttavia, proprio come ognuno di noi deve bilanciare dolcezza e sentimenti con la natura brutale di un mondo sempre più violento e polarizzato, così anche il leggendario rapper di Detroit continua a navigare tra dimensioni pubbliche e private, alternando liriche introspettive, dissing taglienti e barre crude, nel consueto scontro tra le sue due personalità.

Questo concept album si apprezza pienamente seguendo l’esperienza immersiva delle sue 19 tracce in ordine sequenziale, come suggerito nel criptico “Annuncio di Servizio” rilasciato al momento della pubblicazione.

L’apertura, "Renaissance", parte con un’immagine potente: Eminem cammina su un sentiero di ciottoli in un cimitero, sputando con disprezzo sulla lapide di un nemico mentre un temporale infuria nella notte. Il gesto è ambiguo: è un addio definitivo al suo alter-ego rinato dopo 12 anni di assenza, o un attacco rivolto agli haters sui social, notoriamente critici persino verso giganti come Kendrick Lamar e J. Cole? L’atmosfera è tesa, costruita dal ritmo serrato del pianoforte su cori inquietanti, e prepara l’ascoltatore a un album che promette intensità senza compromessi.

In "Habits", la lotta tra Slim Shady ed Eminem prende forma. L’immagine è brutale: Slim tiene Eminem imbavagliato, con una pistola puntata alla testa, costringendolo infine a dividere una compressa di Ativan. Le barre iniziali scivolano come una nenia ipnotica, accompagnate dal ritornello malinconico di White Gold, che richiama le vecchie “dipendenze” del rapper – inclusa, forse, quella pericolosa dualità tra Marshall Mathers e Slim Shady. Nella prima parte, i fantasmi del passato tornano a tormentarlo: dai ricordi di abuso ai fan ossessivi, come il celebre Stan ("chased by a pack of Stans"). Ma nella seconda metà del brano, il flusso diventa un’aggressione senza freni contro la cultura del politically correct, da cui il cinquantenne Eminem sembra volersi distanziare con sempre maggiore decisione.

"Trouble" con i suoi 41 secondi, è un’esplosione di crudeltà: Slim Shady si scaglia contro ciechi, sordi e storpi, mentre Marshall tenta invano di fermarlo. Il brano ribadisce la natura indivisibile del loro dualismo

In "Brand New Dance", Eminem torna a uno dei suoi temi ricorrenti: l’ossessione per il suo mito infantile, il supereroe Superman, incarnato dall’attore Christopher Reeve: la cui fatale caduta da cavallo (tristemente ricordata dal nitrito dell'animale in diversi punti della canzone) lo relegò prima alla sedia a rotelle e poi alla morte nel 2004. Fa certamente storcere il naso ascoltare l'ennesimo dissing contro la figura dell'attore scomparso ma nella canzone non si limita solo alla sua infermità, ma inscena un ballo di gruppo su una musichetta irriverente che ci riporta indietro all' album "Encore" mentre le liriche potrebbero assumere un valore più profondo rivolte a criticare il prezzo che le celebrità (in questo caso la trasformazione dell'atleta olimpionico Bruce nella star woman dei media Caitlyn Jenner) sono pronte a pagare per tenere su di sè i riflettori.

Bisogna prepararsi a scendere nei meandri più oscuri e bui della coscienza di Eminem ascoltando "Evil", brano dal ritmo lento ed ossessivo che avvolge in un abbraccio mortale portandoci  fino al fondo della cattiveria che lo pervade e lo contraddistingue dagli altri "I'm so evil, so evil. It's obvious that I am not like other people". Ma è anche un viaggio attraverso le innumerevoli dipendenze "My medicine cabinet's big enough to fit a cab in it" e quel senso di autodistruzione che queste generano nel "dipendente". C'è anche spazio per Slim Shady, che rappresenta l'anima sconsiderata, quella che porta ad errori fatali e alla non accettazione da parte della madre, morta per una triste coincidenza proprio pochi giorni fa.

"Lucifer" ed "Antichrist", da ascoltare in rigorosa sequenza, sono i due gradini che portano all'inferno attraverso le due figure del male in ordine di potere decrescente. Nella prima delle due tracce Eminem veste i panni del rivoluzionario demone Lucifero che sputa il proprio odio sui social come strumento di controllo, sugli haters e sulle dipendenze da droghe e psicofarmaci per poter poi prendersi la rivincita affermando il proprio successo economico "all I see is dollar signs" e di pubblico "my followers are like a Satanic cult". I cori blues gospel di Sly Pyper donano un tono più solenne al flow con le rime che si sviluppano prima su un ritmo lento per poi accelerare nella seconda parte, che termina con la sua ammissione: "I'm Lucifer and Dre's the producer for the Antichrist". E' un dissacratorio, volgare, inarressatabile Marhsall l'Anticristo che spara le sue barre velocissime contro la cosiddetta Polizia del Politically Correct ("Fuckin' PC police") e le schiere dei gruppi di una Generazione X che difende la diversità di genere per terminare il brano con un Outro in diminuendo con Bizzarre, ricco di commenti sessuali pesanti ed espliciti a suggellare il ruolo divisorio che si addice ad un vero Anticristo. 

In "Fuel" il ritmo sottostante le rime di JID ed Eminem è lento, ma non lo sono le loro barre in extrabeat: una dimostrazione sontuosa della loro capacità di rappare con una velocità ed aggressività che non ha rivali "All of you little cowards get devoured". Mentre JID si riferisce alla durezza e alla violenza della sua città d'origine (Atlanta), Eminem dal canto suo attacca - non senza uno spirito controverso e provocatorio - l'uso spropositato delle armi nella società americana. Le sue rime sono complesse, perfette, piene di giochi di parole ("he didn't just spell the word "rapper" and leave out a P"), riferimenti al mondo della musica e dello spettacolo con delle metafore che spingono l'ascoltatore ad una riflessione oltre il semplice ascolto musicale.

"Road Rage" con Sly Pyper & Dem Jointz è un altro attacco all'imperante influenza del Politically Correct ed in questa traccia si rivolge contro gli obesi ed i condizionamenti che il loro comportamento causa agli altri. Non risparmia nemmeno la comunità transgender ed esprime il suo timore ad essere bannato e boicottato per le sue dichiarazioni provocatorie.

"Houdini" canzone molto orecchiabile e primo singolo di questo album, prende il nome dal famoso mago ed illusionista, nato a Budapest ma morto proprio a Detroit nel 1926, all'età di 52 anni, che coincide con la stessa di Eminem che li compie proprio nel 2024.
Traccia che ci riporta musicalmente venti anni indietro ai primi album di Eminem e, a renderla ancora più "retrò", è la scelta del sampling della canzone della Steve Miller Band (1982) dal titolo con la parola magica "Abracadabra" in cui Shady riemerge, prendendo in giro il suo rivale canzonandogli la vecchia domanda "Guess who's back" e riaffermando la sua inalienabile vena provocatoria nella scena rap "Like a motherfuckin' hacky sack I treat the whole world, 'cause I got it at my feet"

"Guilty Conscience 2" scorre via in un crescendo di confrontazione tra Eminem e Slim Shady, lato oscuro della sua anima e megafono indispensabile ("You created me to say everything you didn't have the balls to say") per dare voce alla propria "Guilty Conscience" che, nonostante aver subito gli effetti del bullismo ora si scaglia sui disabili, sui diversi della società e non può altro che finire esso stesso vittima dell'uccisione da parte del suo ego principale. Nell'epilogo del brano però si rivela essere solo un incubo che Eminem confessa al suo produttore. 

Se c'è un brano che introduce una discontinuità interessante nell'intero album, è "Head Honcho" che vede la partecipazione importante del rapper filippino Ez Mil. Si prende la scena su un ritmo banger e canta, in un misto anglo-hispanico-filippino, la sua resilienza nel quartiere di Atlanta e la rivalsa che lo ha portato al successo, anche finanziario ("money come from my flow"). Le strofe di Eminem - versione Marshall - nella seconda parte sono più introspettive e riportano alla memoria episodi di violenza anche vissuti in prima persona come l'accoltellamento di suo zio per una stupida storia di un triciclo rubato al piccolo Eminem. Ma una cosa accomuna i due rappers: la convinzione di essere al top nella loro categoria, appunto degli "head honcho".

Da "Temporary" in poi le tracce sono più intimiste e con il ritmo che rallenta svanisce anche la violenza delle barre precedenti. Questa dolcissima canzone, quasi sussurrata dalla cantante Skylar Grey è dedicata alla figlia di Eminem (Hailie Jade) alla quale recita questa sorta di lettera scritta in punto di morte per dichiararle tutto il suo amore, ma soprattutto per esprimerle il suo incoraggiamento a superare la tristezza della futura assenza del padre, promettendole di essere sempre presente al suo fianco, come un vero angelo custode.

La seconda traccia di questo album featuring White Gold è "Bad One", un flow ritmato da un giro di basso vibrante al quale si alternano le due voci, per marcare ancora una volta il proprio successo economico e la leadership nella musica rap, rifacendosi anche ai super eroi come l'incredibile Hulk e Tony Stark, alter-ego di Iron Man, invocato con un intelligentissimo gioco di parole: "money pile like Tony Stark's. That's how much I earn, man" dove la pronuncia di "I earn, man" si accosta ad "Iron Man".

"Tobey" è l'ennesima, arrogante, autocelebrativa dichiarazione della propria leadership ed appartenenza alla scena rap di Detrot dalla quale provengono anche Big Sean e BabyTron featured su questa traccia. Il brano inizia con un'atmosfera misteriosa che aumenta di intensità sulle rime di BabyTron che introduce Tobey Maguire, attore americano che impersonò Spiderman e che rappresentò un mentore per i successivi Spiderman, creando così un parallelo con la figura carismatica di Eminem con i suoi due giovani adepti che lo accompagnano in questa traccia ("maybe I'm the goat that bit Sean and BabyTron").

L'album termina con "Somebody Save Me", una canzone che prende naturalmente un tono country (-rap) grazie al duetto con Jelly Roll e che, come l'ultima traccia "Arose" dell'album "Revival", parla delle sue passate dipendenze da psicofarmaci che hanno condizionato, non solo la sua vita, ma anche quella delle  persone amate che vivevano con lui e alle quali ha negato le giuste attenzioni nei momenti più importanti ("first guitar recital... missed the birth of your first child"). Il messaggio finale però è molto drammatico in quanto, pure se comunicato in una realtà alternata, parla del proprio fallimento ("I'm so damaged beyond repair. Life has shattered my hopes and my dreams") e si affida alla speranza che qualcuno possa realmente salvarlo, come dal titolo di questa canzone finale. 

Giunti alla fine di questo dodicesimo lavoro in studio, che dimostra ancora una volta la sua grandezza come rapper ed autore di rime ricchissime di riferimenti e metafore magistralmente intrecciate, Eminem ci lascia non solo il dubbio sulla reale eliminazione dell'oltraggioso Slim Shady, ma soprattutto sulla sua capacità evolutiva sia nei contenuti (difficilmente mutabili vista l'età) che nella musica che propone.

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