MACE: "Maya" (2024) - Recensione


Simone Benussi, Mace, poliedrico artista milanese ha iniziato come street writer (il cui tag era appunto il suo attuale pseudonimo), passando alla creazione di basi musicali per gli immancabili amici rapper compagni di strada per poi formare, più di venti anni fa, con l'MC Jack the Smoker, il duo La Crème. Parte da lì la sua esperienza musicale che si espanderà oltre i confini nazionali con i Reset! con i quali performerà come DJ in varie parti del mondo iniziando quel viaggio di esplorazione e contaminazione dei suoi orizzonti musicali, culturali ed anche filosofici che lo porteranno alla psidechelia ed alla contemplazione.

La sua crescita come produttore musicale somiglia alla tela di un grande ragno che, nella sua espansione, incorpora un numero sempre crescente di artisti noti ed emergenti, tutti racchiusi nelle sue produzioni di successo ed anche nei due dei suoi tre album: il primo "Obe" del 2021 ed il terzo, "Māyā" pubblicato nello scorso aprile; mentre il secondo "Oltre" del 2023 è stata una parentesi strumentale elettronica e psichedelica incentrata sul viaggio reale e sensoriale.

Con "Māyā" Mace ha realizzato un'altra pietra miliare del suo progetto di produzione musicale.
Ha raccolto intorno a sè, suoi ospiti in un casolare di campagna a San Gimignano in Toscana, 28 tra voci e musicisti per lavorare ad un progetto "come un collettivo degli anni‘70", avendo "in mente i Funkadelic ed il rock psichedelico"
Il risultato è un album di grandissima qualità che non si fà intrappolare in una singola musical box di un genere o sottogenere. A prova di ciò, sono le stesse tracce in versione strumentale, ricche di strumenti classici, elettronici, jazz e rock, presenti nell'altra versione dell'album che si trova anche in Spotify sotto lo stesso album.

"Māyā", traducibile con «magia» o «inganno», che, in diverse dottrine filosofiche e religiose dell'antica India, indica l'illusorio apparire del mondo fenomenico, rappresenta la visione del mondo di Mace: l'affermazione che quello che viene percepito sia solo una parte della realtà dove ciascuno è un'entità separata, un'illusione. Mace si rivede come parte di una grande rete appunto dove tutti sono collegati.

Inizia tutto con un "Viaggio contro la paura": arrangiamenti classici con piano, chitarra, fanfare, violino ed arpa. Una traccia che ha un suono epico, da scena da film su cui attacca la bellissima voce sussurrata di Joan Thiele. "Senza fiato" si corre corre ma, lenti, come in un sogno. Alla terza strofa arriva la voce di anima dannata di Gemitaiz: le sue sono immagini cinematografiche evocative come quando richiama "la busta che vola in American Beauty" o i proiettili che schiva come Keanu Reeves in Matrix. Il brano termina con un assolo di chitarra elettrica che sfuma su un dolce arpeggio di chitarra acustica ed archi, così come era iniziato questo brano bellissimo.

"Ruggine" con Chiello e Coez, scorre via veloce su un basso e batteria ed è una storia d'amore autodistruttiva che porta subito alla ruggine non appena ci si separa: una relazione fatta di "fili e catene che annegano", "dita chiuse nella porta", "tagli sulle gambe". Il ritornello disincantato è del più giovane Chiello mentre Coez si prende le strofe più discorsive e riflessive.  

Mace ha realizzato anche altre combinazioni interessanti, come quella tra personaggi già affermati della scena hip-hop nazionale come Salmo e Gemitaiz ed una figura emergente come il ventenne varesotto Centomilacarie, coinvolgendolo in due tracce di questo album. La prima si apre con la voce masticata di Gemitaiz per cantare una love story difficile, tra due "Meteore" che tra mille difficoltà e passioni ("ci tritiamo come dentro un blender") sopravvivono in una "wild life" , segue poi la strofa di Centomilacarie con il suo timbro ruvido su sonorità blues con la bacchetta che sbatte ritmicamente sul rullante e tastiere psichedeliche anni '70. La terza ed ultima strofa arriva da Izi, irrimediabilmente rassegnato davanti ad un amore così forte ("viviamo in guerra, l'amore ci uccide"). Ma musicalmente parlando il brano non termina, perché c'è un assolo di più di un minuto di chitarra elettrica dal suono sporco che suona molto come l'acid rock di David Crosby in "Almost cut my hair" (1970).

"Tutto fuori controllo" con Franco126, Kid Yugi ed ancora Izi. In questa traccia ritroviamo sonorità più indie/pop che barre di rap, con le voci che scorrono su un giro di accordi al piano e note di xilofono per una storia di solitudine e disillusione ("questa strada viene dal nulla e porta solo ad altro nulla") verso un mondo nel quale ci si sente spesso incompresi ("c'è qualcuno all'ascolto?") il tutto condito da un coro dolce. Attacca Franco126, lo segue il tarantino Kid Yugi ed infine Izi, tutti accomunati dalla stessa paura e delusione per poi librare in alto con l'Outro più speranzoso del rapper romano Franco126.

In "Mentre il mondo esplode" sembra che la voce del feat maschile non sia quella di Marco Castello, bensi quella di un Alan Sorrenti degli anni '70 quando passò dalla musica progressive e psichedelica al pop. Infatti, le prime parole del brano sembrano quasi confermarlo ("non mi ricordo dove ho già sentito questa voce") ma Mace si ispira ovviamente anche alle musiche ed esperienze di quegli anni, aggiungendo sitar ed arpa per condire il tutto con una melodia che scivola come una traccia ascoltata in spiaggia d'estate. Nella strofa centrale Ele A aggiunge un tono indie, molto fresco ed adolescenziale a questa canzone leggera anche se poi "intorno, il mondo esplode".

"La guerra" con Frah Quintale e Venerus è una canzone d'amore che attinge a piene mani alle sonorità dei Beatles (ma anche Tears for Fears), con cori blues gospel e arrangiamenti sitar su ritmi scanditi da battiti di mano, ed un classico coretto finale "na-na-na" stile John Lennon. Una canzone che mette al centro il rapporto d'amore capace di superare confini, appartenenze e schemi sociali, pur di restare insieme.

"Solo un uomo" è una delle tracce più vibranti, emozionanti, in cui l'unica voce, quella eterea di Altea (Altea Memmi) si divincola tra gli intrecci dei sitar che sembrano dei serpenti che la avvolgono, per poi spiccare il volo con la batteria, il piano elettrico ed il sintetizzatore magistralmente orchestrati da Mace in un brano psicheledico perfetto dalle mille variazioni che termina con un assolo "sporco" di chitarra elettrica che ci fa voglia di ascoltarlo in loop. Le liriche potrebbero essere riferite sia alla figura maschile oppure al più ampio genere umano, il quale incurante lascia annegare la propria donna/terra, ma l'ultima strofa di Altea sembra presagire una vendetta inaspettata in classico stile femminile ("perchè sarò piuma e poi sarò pietra").

"Praise the Lord" è la canzone che spacca di questo album. Nomi grossi della scena nazionale come Guè e Noyz Narcos affiancati dal giovane padovano Tony Boy danno vita ad una traccia in cui il sample di musica gospel "This is not" (2017) di Aissa Gospel Funky Singers è il ritornello che parte come intro e poi apre ognuna delle tre strofe su un giro di basso imperante ed un flauto ripetuto all'infinito, ascoltiamo prima un Tony Boy dannato che con il diavolo ha sempre avuto "un giuoco di sguardi", passando a Guè, altra anima alla ricerca di una serenità impossibile, per terimanare con la voce dal forte accento capitolino di Noyz su un'ultima barra rap graffiante in cui il diavolo sembra aggirarsi tra i club notturni e "piazze di spaccio".

"Fuoco di Paglia" con la partecipazione di Marco Mengoni è un brano pop con sfumature R'n'B nel quale la sua voce squillante sui suoi toni alti è un collante tra le strofe più rappate di Frah Quintale e Gemitaiz. È ancora un'altra love song, che parla di quegli amori che scoppiano all'improvviso ("con quegli occhi mi hai stregato, sfere di cristallo") e che poi si trasformano in un rapporto effimero, un fuoco di paglia dal quale proteggersi nella propria comfort zone "(chiuso nella mia vestaglia").

"Nuovo me" con Rkomi, Bresh e Iako è una traccia riflessiva, melanconica, autunnale che inizia con dei passi nella pioggia (richiamando Jovanotti "piove, senti come piove") che si trasformano in battiti lenti della batteria sulla quale girano le strofe dei 3 singers. Molto suggestiva la voce di Iako attraverso il vocoder che si fonde con la parte di musica elettronica di un brano sostanzialmente acustico (chitarra e batteria). Le liriche parlano di una rinascita personale, l'eliminazione delle negatività e la ricerca di un "nuovo me" che piaccia di più a se stessi e che rimetta le cose a posto... "quasi dappertutto"

"Non mi riconosco" è il brano più triste e duro di questo album. Andrebbero spese tante parole per parlare della forza del ventenne Simone Centomilacarie Colamussi di superare la sua disgrafia per  abbracciare la sua grande passione di scrivere musica e testi. Bisognerebbe parlare del video che accompagna questo brano che, altrettanto duramente, ci racconta del dramma dei bambini soldati, a cui si strappa una fase importante della propria vita, in cui non potranno più riconoscersi. Invece parliamo del processo di produzione di questo brano (cercare post su Instagram di Mace), iniziato nella sala di registrazione a San Gimignano che mostra come questa canzone sia stata preparata per Centomilacarie che ha ancora le ferite in gola per aver "ucciso il mostro" ed anche della feat di Salmo la cui voce roca sul giro di basso, dà un'impronta rock blues che solo il cantante sardo è riuscito a portare nella musica rap italiana (il suo album "Unplugged" è la prova lampante). 

"Mai più" traccia apparentemente scanzonata, su un ritmo indie e sulla quale prima Fulminacci e poi Vins, intermezzati da Fabri Fibra, cantano di un'ennesima disillusione, di un altro triste risveglio "le cose belle durano poco, e poi ti lasciano un vuoto" e nemmeno la musica ("anche queste rime") riesce a dare un buon finale alla storia.

"Lumiere" è invece un brano atmosferico,  sul quale rappano lentamente i quattro feat singers Izi, Ernia, Tony Boy ed (ritornello) Astro. Sembra quasi di attraversare dei portici di notte ("portami dove è buio, dove l'unica luce sei tu"), richiamando ricordi sfumati e sensazioni malinconiche ed il ricorso all'amore, alla passione è l'unica soluzione per scaldarsi "sotto la montagna di neve"  che si ha addosso.

In "Ossigeno" Venerus spinge all'immaginazione di un mondo in cui la natura, nonostanze gli sforzi distruttuvi del genere umano, riesce ad affermare la propria potenza. Dal punto di vista musicale, il brano inizia su un ritmo di chitarra classica e percussioni latine che fanno poi spazio a sax e flauto in stile jazz-funk e termina su sonorità psichedeliche hippie da "flower power" con gli ultimi 30 secondi cantati su una base piano, flauto e basso dolcissimi, che sembrano farci attarversare un sentiero sotto alberi fioriti.

"Strano deserto", traccia che chiude i feat, inizia lentamente con la prima strofa ed il ritornello di Cosmo per poi dare spazio ad una base molto più ritmica, elettronica a tinte pop sulla quale si inserisce il ventiquattrenne veneto di origine rumene Rares. Anche questo brano parla di una fuga da una realtà in cui questa viene sostituita dalla fantasia e "le pareti che si sciolgono è magia".

L'ultima di queste 16 tracce è la strumentale "Il velo di Māyā" nella quale il produttore si prende tutto lo spazio musicale e temporale (8 minuti) che si merita e realizza con Enrico Gabrielli, strumentista in diversi brani di questo album, un brano che esce fuori da tutte le precedenti "categorie" musicali ascoltate nelle precedenti tracce: è il frutto di una reale jam session tra i due, nello studio a Milano, durante la quale tra sax, sintetizzatori e percussioni varie liberano la propria creatività per un brano jazz psichedelico sognante, riflesso dei "diversi stati di coscienza raggiunti durante le esperienze di meditazione e di uso di sostanze psichedeliche".

Alla presentazione di questo album ad Aprile, Mace ha dichiarato che "Māyā" è un disco pensato per i live. "Ho fatto il DJ per una vita, ma con la dimensione live, per davvero, mi sono confrontato con "Obe". Ed è stato qualche cosa di nuovo. Già avevo riarrangiato molto "Obe" per proporlo da vivo. Con questo nuovo album volevo andare sempre di più verso questa direzione". 

Ed allora non aspettiamo altro che arrivi presto la data del 18 Ottobre 2024 per vivere, al Forum di Assago a Milano, questa esperienza live che si preannuncia unica ed indimenticabile per quello che l'artista stesso ha dichiarato essere "l'evento più importante della sua vita".



Commenti

  1. Ottima recensione. Grande !

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  2. MACE ha realizzato un capolavoro. Recensione molto interessante.

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