RAYE: "Live at Montreux Jazz Festival" (2024) - Recensione


La vita ed il successo finalmente sorridono a RAYE e la ventisettenne singer londinese, di origini svizzero ghanesi, questo riconoscimento lo merita ampiamente. 

Cresciuta a cori gospel nella chiesa in cui suo padre (inglese) era il direttore musicale, inizia la sua carriera musicale scrivendo brani di successo per artisti come Jennifer Lopez, David Guetta, John Legend. Purtroppo però, la giovane Rachel si scontra con le false promesse e gli abusi di viscidi produttori musicali ("Ice Cream Man") e finisce nei vortici pericolosi delle sostanze stupefacenti ("Mary Jane"), ma quando finalmente (2021) prende il coraggio di mollare la propria casa discografica (Polydor) che le tarpava le ali, pubblica l'incredibile album di successo: "My 21st Century Blues" nel 2023 e da lì inizia la sua ascesa mondiale.
È un bellissimo sogno quello che si è realizzato per RAYE, finalmente riconosciuta per il suo talento di compositrice e cantante, vincendo all'esordio il premio per miglior album dell'anno ai BRIT Awards 2024 insieme ad altri premi.
Infine, salire sul suggestivo palco del Montreux Jazz Festival, sul quale si sono esibiti negli ultimi 57 anni dei mostri sacri come Nina Simone, Aretha Franklin, Ella Fritzgerald, B.B.King ("The thrill is gone") e James Brown (" It's a man's world") ed alla presenza del suo nonno svizzero (nella foto della cover album) le avrà dato profondo orgoglio e vibrante emozione. 
A coronamento di questo percorso fantastico,  dopo soli due mesi dal concerto di questa estate esce in versione limitata il vinile della registrazione live di questo magico concerto. Sette brani in cui RAYE canta magistralmente e viene accompagnata da una jazz band degna delle grandi occasioni: tutti vestiti rigorisamente in tuxedo bianco e nero. Nonostante suonare al festival di Montreux sia uno dei punti più alti della carriera di un musicista jazz, blues, la "debuttante" Rachel comunica con gran confidenza con il pubblico ed è sicura sul palco come una blues singer veterana (su Youtube l'intera registrazione live)

La prima traccia dell'album è "The thrill is gone", classicissimo brano blues che lo stesso B.B. King suonò a Montreux nel 1993 e che lei reinterpreta in una versione molto più ritmata, appunto in chiave R'n'B. RAYE ci fa capire subito quali siano le sue fondamenta musicali, cosa ha ascoltato e cantato tra casa, chiesa e studi di registrazione. E' una della canzoni del blues che tocca le corde dell'anima, ed aprendo con questo brano è come se RAYE si chiudesse subito una porta alle spalle ("I shut the door behind me") per tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare e subire prima di poter arrivare al successo che ha iniziato a godere solo dal 2023. 
The thrill is gone now, quindi spazio alla RAYE che è splendidamente al top, padrona del proprio destino.

In "Worth It", la cantante inizia ad intrattenere il pubblico introducendo il suo sassofonista impegnato in un assolo stile jazz e poi inizia un lungo scambio di emozioni con il pubblico, con il quale interagirà, con grande naturalezza e presenza scenica, fino alla fine. Questo secondo brano è sicuramente più leggero ed imprime maggior ritmo alla sequenza dell'album con un funky sostenuto dalla chitarra elettrica ed un quartetto di fiati che accompagnano una voce molto suadente di RAYE.

Mentre sul palco avviene un cambio di chitarra che porterà delle sonorità più rock blues, RAYE introduce un brano che parla delle dipendenze tossiche in cui spesso si cade quando si è in difficoltà, ed anche se poi si scusa con i suoi parenti presenti al concerto, si siede a terra sulle sue ginocchia e nel suo elegante abito bianco, canta in maniera struggente quella che è stata la sua dipendenza e le "fughe" che le procurava la sweet "Mary Jane".
 
Il brano che segue - marcato da una voce malinconica su un ritmo iniziale angosciante - è un altro passaggio doloroso che Raye vuole condividere con il pubblico: il raggiro con abuso sessuale di un produttore musicale, un "Ice Cream Man" dalle mani fredde come il ghiaccio, che approfittò di lei con inganno e a cui non ebbe la forza di opporsi, troppo giovane per fermarlo. Una dura esperienza che però non le ha impedito di elaborare la negatività e trasformarla in una dichiarazione di crescita personale in una "fucking strong woman" che non lascerà mai più un uomo dirle come "camminare" o "parlare"

Uno dei suoi single di successo, precedenti all'album d'esordio è stato "Genesis": il titolo si riferisce al primo libro della Bibbia nel quale si trova il versetto "Let there be light; and there was light", perchè rappresenta il primo brano della rivalsa di una ragazza che aveva un gran talento non riconosciuto e che finalmente si è acceso come la luce di cui narra il versetto 1:3 del libro biblico. Il testo parla invece delle difficoltà che attraversano molte ragazze che rincorrono un modello di bellezza dilagante attraverso i social ed i media e di cui sono spesso vittime le stesse, causando depressione, mancanza di stima e rincorsa di amori non corrisposti. E' un brano a cui RAYE è molto legata e la sua interpretazione segue le innumerevoli variazioni di ritmo e sonorità di sette minuti di una canzone in cui le sezioni fiati e violini imprimono momenti drammatici nelle fasi centrali, per finire su uno swing su cui lei sfoggia una gran padronanza della tecnica vocale jazz, lo "scat".

Arriva verso la fine dell'album la seconda cover, quella di un brano soul tra i più reinterpretati nella storia della black music, la canzone che cita tutti i traguardi raggiunti dal mondo maschile, il quale però non può nulla senza l'altro, quello femminile. 
"It’s A Man’s Man’s Man’s World" del King of Soul, James Brown registrata nel Febbraio del 1966 in uno studio di NYC. L'interpretazione che ne dà RAYE è molto più jazz, con un assolo imperioso di trombone su un tappeto sonoro di tastiere e ritmo lento, per fare spazio al sax ed altri fiati, prima che la voce sovrasti tutto e tutti con un vocalizzo terminante in un acuto a cappella.

I primi 5 minuti della registrazione della settima ed ultima traccia sono dedicati, su un ritmo swing, ai ringraziamenti dei membri della band che ha impeccabilmente accompagnato in questa serata indimenticabile ("this is a night of dreams, that I will never forget") la giovane Rachel in uno dei luoghi sacri della musica jazz al mondo, prima di dare spazio alla sua hit pop "Escapism" che coinvolgerà il pubblico in un crescendo musicale intenso, drammatico, emotivo per concludere, con grande umiltà, ringraziando il pubblico per la partecipazione al concerto di una stella che ci auguriamo brilli per tanto tempo ancora. 

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